Addio a 89 anni al fotografo Umberto Pizzi
Con la sua scomparsa si chiude una carriera lunga più di mezzo secolo, che ha attraversato epoche profondamente diverse della storia italiana: dal cinema della Dolce Vita alla politica della Prima Repubblica
È morto all'età di 89 anni nella sua casa Umberto Pizzi, uno dei nomi più noti del fotogiornalismo italiano. Il fotografo se n'è andato lasciando dietro di sé oltre sessant'anni di scatti che hanno raccontato l'Italia dal dopoguerra fino ai giorni nostri. La notizia è stata diffusa dal Fatto Quotidiano, testata con cui Pizzi collaborava ormai da più di un decennio attraverso un portfolio fotografico settimanale realizzato insieme a Fabrizio D'Esposito e la rubrica video "Pizzi e Merletti".
Nato a Zagarolo, alle porte di Roma, il 7 ottobre 1937, Pizzi mosse i primi passi nella professione come fotoreporter per la Fao, documentando in Medio Oriente le realtà di Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, spingendosi a fotografare persino i bambini soldato con il fucile in spalla. Fu solo negli anni Sessanta, tornato a Roma, che iniziò a farsi conoscere come uno dei protagonisti della stagione della Dolce Vita: la Roma di via Veneto, delle notti mondane e dei grandi alberghi frequentati da attori e registi internazionali. Con la sua utilitaria seguiva i divi di Hollywood, da Elizabeth Taylor a Richard Burton, imparando a catturarli fuori dalla posa ufficiale, con lo sguardo curioso e a tratti irriverente che sarebbe rimasto il tratto distintivo del suo lavoro.
Negli anni Settanta e Ottanta la sua attività si spostò verso il fotogiornalismo vero e proprio, con collaborazioni internazionali su testate come Time, People Magazine e Sunday Express Magazine, oltre che sui principali giornali italiani. Il suo obiettivo non si fermò al mondo dello spettacolo: negli anni ha raccontato anche l'aristocrazia romana, la politica della Prima e della Seconda Repubblica, i cambiamenti di costume e di valori di una società italiana in continua trasformazione. Nel 1988 si iscrisse all'albo dei giornalisti come pubblicista.
Negli anni Duemila iniziò la collaborazione con Dagospia, per cui firmò due libri fotografici, "Cafonal" e "Ultracafonal", che raccolsero alcuni dei suoi scatti più noti sul mondo mondano italiano, capaci di ritrarre senza troppi complimenti vizi e vezzi dei potenti, dalla politica allo spettacolo. Pizzi amava definirsi un "professionista pensatore" e un "fotografo antropologo", convinto che ogni fotografia dovesse raccontare qualcosa di più della semplice immagine, provando a leggere nei volti dei suoi soggetti quello che avevano dentro. Proprio nel corso di quest'anno Rai Cultura gli aveva dedicato la docuserie "Profumo di Pizzi", costruita attraverso le sue fotografie, materiali d'archivio e i suoi ricordi.
Con la sua scomparsa si chiude una carriera lunga più di mezzo secolo, che ha attraversato epoche profondamente diverse della storia italiana: dal cinema della Dolce Vita alla politica della Prima Repubblica, fino alla mondanità della Seconda Repubblica e ai cambiamenti più recenti della società. |