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Roma chiede più flessibilità, no dalla Ue

La Commissione europea conferma l'arrivo della lettera congiunta inviata dalla premier Meloni e dal primo ministro ceco Babis, ma ricorda: flessibilità già concessa agli Stati

La Commissione europea ha ricevuto la lettera con cui l'Italia chiede maggiore flessibilità di bilancio per fronteggiare l'aumento dell'inflazione legato al caro energia. A confermarlo è stata la portavoce della Commissione Paula Pinho, interpellata dai giornalisti durante il briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles. Pinho ha precisato che si tratta di una missiva congiunta, firmata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal primo ministro ceco Andrej Babis, e che il testo è attualmente al vaglio degli uffici comunitari.

La portavoce ha definito la ricezione di contributi da parte degli Stati membri una prassi normale in vista del Consiglio europeo in programma tra due settimane, aggiungendo che le idee e i suggerimenti arrivati da Roma e Praga saranno valutati e che il confronto proseguirà poi in sede di Consiglio.

Nel documento congiunto, Italia e Repubblica Ceca propongono una serie di interventi per fronteggiare quello che definiscono l'attuale shock energetico. Tra le misure indicate figurano un alleggerimento temporaneo dei costi legati al sistema di scambio delle quote di emissione, l'Ets, una maggiore flessibilità nell'assegnazione delle quote stesse e il rinvio dell'entrata in vigore della seconda fase del sistema, quella relativa a trasporti ed edifici. Nel testo si sottolinea che una sospensione dell'Ets darebbe sollievo al settore industriale e che, qualora questa misura non venga adottata, resta comunque opportuno valutare altre soluzioni mirate.

Accanto alla conferma sulla lettera, dalla Commissione è arrivato anche un richiamo alla flessibilità già concessa ai governi nazionali. Un altro portavoce dell'esecutivo comunitario, Balazs Udjvari, ha ricordato che è già stato esteso all'energia il campo di applicazione della clausola nazionale di salvaguardia, inizialmente riservata alla spesa per la difesa. Grazie a questa estensione, gli Stati membri possono discostarsi dal percorso di spesa netta indicato dalla Commissione fino a uno 0,6% del Pil, in un arco di tempo che va da febbraio 2026 alla fine del 2028. Secondo quanto riferito, finora due paesi, tra cui l'Italia, hanno chiesto l'attivazione della clausola, con la relativa richiesta ancora in fase di valutazione.

La richiesta italiana arriva in un momento di forte tensione sui prezzi: l'inflazione ha segnato a settembre un balzo al 4,2%, il livello più alto dal settembre 2023. Proprio per questo la premier Meloni aveva annunciato l'invio della lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con l'obiettivo di portare il tema prima alla riunione dell'Ecofin della prossima settimana e poi al Consiglio europeo, chiedendo per gli Stati membri una flessibilità aggiuntiva rispetto a quella già in vigore, utile a sostenere famiglie e imprese.
01-10-2026

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