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Spagna, bocciati i decreti casa di Sánchez: ipotesi voto anticipato

Il Congresso respinge entrambi i provvedimenti sull'emergenza abitativa con il voto decisivo dei catalani di Junts. Proteste a Madrid, la Moncloa valuta elezioni per il 29 novembre

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha subito una pesante sconfitta parlamentare. Il Congresso dei deputati ha bocciato venerdì entrambi i decreti legge sull'emergenza abitativa varati martedì dal Consiglio dei ministri, aprendo di fatto la strada a possibili elezioni anticipate.

Il primo provvedimento, che puntava a bloccare gli sfratti delle persone più vulnerabili, a contrastare la speculazione immobiliare e a introdurre restrizioni più severe sugli affitti brevi, è stato respinto con 178 voti contrari contro 172 favorevoli. Il secondo decreto, che prevedeva tra l'altro una proroga di due anni per i contratti di affitto in scadenza prima della fine del 2028 e il rinnovo automatico delle locazioni, è stato bocciato con 184 no contro 166 sì.

A risultare decisivo è stato il voto contrario dei sette deputati catalani di Junts per Catalunya, che si è unito a quello del Partito popolare e di Vox, privando il governo della maggioranza necessaria. La formazione catalanista aveva chiesto all'esecutivo di ritirare i testi e di presentare una nuova proposta sulla casa.

I due decreti erano stati approvati dal governo dopo le proteste scoppiate a Madrid in seguito allo sfratto, il 23 settembre, dell'87enne María del Carmen Abascal, conosciuta come Maricarmen, dall'abitazione in cui viveva da settant'anni nel centro della capitale. Proprio davanti al Congresso, nella Carrera de San Jerónimo, si sono radunati nella giornata di oggi attivisti dei sindacati degli inquilini e cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol, che al momento del voto hanno gridato slogan contro l'esecutivo e invocato uno sciopero generale.

Dopo la doppia bocciatura, fonti di governo citate dai media spagnoli ipotizzano ora la convocazione di elezioni anticipate, con il 29 novembre indicato come data più probabile. Dalla Moncloa, pur definendo quanto accaduto in aula "molto grave", invitano tuttavia alla calma, mentre il Partito popolare e Vox hanno accolto con soddisfazione l'esito del voto.
02-10-2026


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