Scontri, identificati 51 minorenni in 18 città
Le perquisizioni della Digos hanno portato al sequestro di coltelli, armi, balestre e munizioni da guerra. Pochi giorni fa il ministro Crosetto aveva evocato la guerra ibrida
La polizia di Stato ha eseguito nella mattinata di oggi una vasta operazione di perquisizioni domiciliari e personali in 18 città italiane, nell'ambito delle indagini sui gravi disordini avvenuti lo scorso 17 e 18 ottobre durante le manifestazioni studentesche. Gli agenti delle Digos, su delega dell'autorità giudiziaria e di propria iniziativa, hanno identificato complessivamente circa cento persone, tra cui 51 minorenni, ritenute coinvolte negli episodi di violenza.
Le perquisizioni hanno interessato, tra le altre, le città di Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Verona, Monza, Varese e Aosta. Nel corso dei controlli le forze dell'ordine hanno sequestrato un ampio ventaglio di oggetti: telefoni cellulari, computer e altri dispositivi informatici, armi soft air, armi da taglio, coltelli, una balestra, munizioni da guerra, manganelli telescopici, tirapugni, mazze e aste di alluminio, oltre a taniche di plastica contenenti benzina e indumenti utilizzati per non farsi riconoscere, come passamontagna e scaldacollo. Tra il materiale recuperato figurano anche alcuni capi d'abbigliamento sottratti dai negozi durante le manifestazioni. A Verona, in particolare, sono state effettuate 15 perquisizioni, con 13 interventi condotti d'iniziativa dagli agenti della Digos e della Squadra mobile nei confronti di altrettanti giovani del territorio. Gli investigatori hanno fatto sapere che gli accertamenti proseguono per identificare ulteriori responsabili.
L'operazione arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, che intervenendo al Defense Procurement Forum di Roma aveva definito gli scontri il punto di arrivo di quella che ha chiamato guerra ibrida, condotta secondo lui attraverso strumenti non convenzionali come TikTok, YouTube e gli altri social network, capaci di influenzare le nuove generazioni senza che l'Occidente se ne renda pienamente conto. Il ministro aveva inoltre parlato di una sorta di controeducazione subita dai più giovani, sottolineando come il fenomeno riguardi, a suo avviso, i ragazzi italiani nel loro complesso e non solo quelli di origine straniera. Le dichiarazioni di Crosetto hanno acceso un acceso dibattito politico, con le opposizioni che hanno chiesto al ministro di riferire in Parlamento sulle proprie affermazioni. |