Istat, l'inflazione ad ottobre sale al 5,4%
Il livello è quello di agosto 2023. L'inflazione di fondo, calcolata senza energetici e alimentari freschi, sale dall'1,6% al 2,0%, mentre quella al netto dei soli beni energetici passa dal 2,0% al 2,5%
L'inflazione in Italia torna a correre. Secondo le stime preliminari dell'Istat diffuse oggi, a ottobre l'indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,9% rispetto a settembre e del 5,4% su base annua, contro il 4,2% del mese precedente. Si tratta di un livello che non si vedeva dall'agosto 2023, cioè da oltre tre anni.
A spingere i prezzi sono soprattutto i beni energetici. L'istituto di statistica spiega che l'accelerazione risente in primo luogo del rincaro dell'energia, la cui crescita annua passa dal 22,6% al 31,4%, ancora condizionata dal quadro geopolitico internazionale. Il fenomeno, però, non si limita alle bollette e ai carburanti. L'inflazione di fondo, calcolata senza energetici e alimentari freschi, sale dall'1,6% al 2,0%, mentre quella al netto dei soli beni energetici passa dal 2,0% al 2,5%.
Più pesante è la dinamica per le famiglie nella spesa di tutti i giorni. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la casa e la persona, accelera dall'1,5% al 2,5%, e secondo i dati dell'Istat i prodotti ad alta frequenza d'acquisto salgono dal 5,2% al 5,8%. L'indice armonizzato europeo, usato per i confronti tra Paesi, segna un aumento mensile dell'1,2% e annuo del 5,6%, anch'esso da un precedente 4,2%. Per l'intero 2026 l'inflazione acquisita, cioè quella che si avrebbe se i prezzi restassero fermi ai livelli di ottobre fino a dicembre, è pari al 3,4%, e all'1,9% per la componente di fondo.
Il dato arriva in un quadro economico fragile e si lega alle proteste di piazza di oggi contro il caro-vita. Lo stesso giorno l'Istat ha comunicato che il Pil è rimasto sostanzialmente fermo nel terzo trimestre, lasciando invariata allo 0,8% la crescita acquisita per il 2026, e ha segnalato che per il secondo trimestre consecutivo la crescita delle retribuzioni contrattuali, a settembre pari al 2,5%, è inferiore a quella dell'inflazione. Significa che i salari perdono potere d'acquisto proprio mentre i prezzi accelerano. I dati definitivi di ottobre saranno diffusi il 17 novembre. |