Usa, midterm amare per il presidente Trump
I democratici conquistano Camera e Senato con una vittoria ampia e inaspettata in diversi Stati storici. Il risultato rappresenta una bocciatura netta dell’amministrazione e cambia gli equilibri a Washington
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si sono chiuse con una netta affermazione dei democratici, che conquistano il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato. L’esito configura un’onda blu che ha ribaltato le previsioni e raggiunto anche collegi e Stati a tradizionale maggioranza repubblicana, trasformando il voto in un referendum sull’operato dell’amministrazione Trump a metà del secondo mandato.
Al Senato i democratici partivano da 47 seggi (inclusi due indipendenti) e ne hanno conquistati almeno sette, arrivando a 54. Le vittorie più clamorose sono arrivate in Texas, dove James Talarico ha sconfitto il candidato sostenuto da Trump Ken Paxton, interrompendo 38 anni di dominio repubblicano; in Kansas, con la prima affermazione democratica dopo 94 anni; in Iowa, Ohio, Carolina del Nord e Carolina del Sud. Anche in Georgia Jon Ossoff ha confermato il seggio. Alla Camera i democratici hanno già superato la soglia dei 218 seggi necessari, con guadagni stimati tra le 25 e le 40 unità e un vantaggio nel voto popolare di oltre undici punti percentuali.
Il risultato è stato interpretato come una bocciatura netta legata al caro vita, all’inflazione, alla gestione dell’economia e alle scelte di politica estera, inclusa la guerra con l’Iran. Trump ha reagito affermando di non essere in scheda e che, se lo fosse stato, avrebbe vinto in modo schiacciante. Il nuovo assetto del Congresso darà ai democratici il potere di frenare l’agenda presidenziale, controllare le nomine giudiziarie e governative e avviare indagini. Per i repubblicani si tratta di una sconfitta storica che va oltre la normale dinamica delle midterm e mette in discussione gli equilibri interni al partito per i prossimi due anni. |