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Nuovo sabato di proteste, cortei da Torino a Roma

Migliaia in piazza contro carovita, guerra e riarmo, caro affitti e tagli all'istruzione e alla sanità. Centro blindato nel capoluogo piemontese, massima attenzione sull'ordine pubblico

L'Italia torna in piazza. Oggi, sabato 7 novembre, nuove manifestazioni attraversano diverse città, da Torino a Bologna, da Genova a Roma fino a Milano, dopo le settimane di tensione di ottobre. Al centro delle rivendicazioni ci sono il carovita, la guerra e il riarmo, il caro affitti e i tagli a istruzione e sanità. Le forze dell'ordine hanno alzato il livello di attenzione per evitare scontri come quelli dei giorni scorsi.

Il corteo principale è quello di Torino, dove sono attese circa diecimila persone. La partenza è fissata alle 15 da piazza Castello e l'arrivo a piazza Crispi, passando per via Po, piazza Vittorio Veneto, via Vanchiglia, corso San Maurizio e corso Regina Margherita. Il centro è blindato e alcune linee di autobus sono state deviate. Alla mobilitazione aderiscono Si Cobas, l'Assemblea studentesca Cps, Cambiare Rotta, Torino è contro il riarmo, Torino per Gaza e Scuola per la Pace. L'appuntamento è stato lanciato durante un'assemblea al Campus Luigi Einaudi, occupato dal 26 ottobre da studenti, sindacalisti e collettivi.

Alla vigilia la polizia ha sequestrato 188 chili di materiale pirotecnico nell'abitazione di un uomo di 44 anni, nel quartiere Borgo Filadelfia, nell'ambito dei controlli disposti dal questore Massimo Gambino. Tra le persone ai domiciliari c'è anche il leader dell'ex centro sociale, Stefano Millesimo, che quindi non sfilerà. Nel pomeriggio sono state segnalate cariche della polizia sui manifestanti.

Le altre piazze sono altrettanto vivaci. A Roma un corteo parte dall'Esquilino e raggiunge i Fori Imperiali, mentre a Bologna scende in piazza una nuova mobilitazione del movimento Italia in piazza. A Genova la manifestazione con lo stesso nome è organizzata contro il riarmo e i tagli ai servizi pubblici. Iniziative sono in programma anche a Firenze, Udine, Lecce e Milano.

Le richieste sono quelle ormai ricorrenti nelle ultime settimane: stop alla spesa militare, salari e affitti più accessibili, più fondi per scuola e sanità. Lo striscione che ha aperto i cortei precedenti è diventato lo slogan di questa stagione di proteste: «Noi la guerra non la paghiamo».
07-11-2026


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