Impeachment: forza Silvio, deciditi!
Friedman: Napolitano sondò Monti come premier nel luglio 2011. Dura nota dei capigruppo Brunetta e Romani. Minzolini: rivedere proposta M5S... di Luigi Piccarozzi
È di nuovo bufera tra il Colle e Forza Italia. I capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani contro il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo le rivelazione di Alan Fried- man sul CorSera, secondo cui il Quirinale sondò Mario Monti come premier già nel lu- glio 2011, ben prima quindi di novembre, quando poi Silvio Berlusconi si dimise.
«Apprendiamo con sgomento che il Capo dello Stato, già nel giugno del 2011, si attivò per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Lo conferma lo stesso Monti. Le testimonianze fornite da Alan Friedman non lasciano margine a interpretazioni diverse o minimaliste - così in una dichiarazione congiunta i capigruppo di Forza Italia -. Tutto questo non può non destare in noi e in ogni sincero democratico forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano». «Ci domandiamo se sia rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che stravolgeva il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sul nostro Paese», aggiungono ancora Brunetta e Romani. «Chiediamo al Capo dello Stato di condurre innanzitutto verso i propri comportamenti un’operazione verità. Non nascondiamo amarezza e sconcerto - chiosano i capigruppo - mentre attendiamo urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni».
Intanto Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia, sottolinea: «Di fronte a queste nuove rivelazioni andrà valutata sempre con maggiore attenzione - non fosse altro come occasione per ricostruire quei mesi e gettare una luce di verità sulla Storia del nostro Paese - la procedura di impeachment nei confronti del presidente Napolitano promossa da altri gruppi politici in Parlamento. Da anni ripeto che quanto avvenne nell'estate del 2011 somiglia molto ad un complotto internazionale per far fuori il governo Berlusconi che ha avuto grosse complicità anche nel nostro paese. Le rivelazioni del libro di Friedman sono un ulteriore conferma che in quell'occasione fu spazzato via dallo scenario europeo il Premier e un governo, che si opponevano alle mire egemoniche della Germania sulla Ue e ad una politica che ha provocato, com'è oggi sotto gli occhi di tutti, miseria nella maggior parte dei paesi dell'Unione e benessere solo a Berlino». Già il 7 dicembre scorso, in un articolo sul Giornale dal titolo "Se Grillo ha le palle io ci sto", il senatore Minzolini scriveva: «Il peccato originale della seconda volta di Giorgio Napolitano è tutto in quel ventilare, quel far intendere in via subliminale, quell'annuire indiretto, che la fine di questo governo e di questa maggioranza si sarebbe portata dietro anche la fine della sua permanenza al Quirinale. Uno strappo quasi definitivo. Il passaggio, surrettizio, da una Repubblica parlamentare a una Repubblica semipresidenziale. In questo modo il capo dello Stato da garante dell'intero Parlamento ne è diventato solo di una parte e, soprattutto, è diventato il vero capo del governo. Ora che il quadro politico delle larghe intese è venuto meno, infatti, anche Napolitano rischia di pagare dazio. È fatale. E lui si arrabatta come può per salvare il salvabile. Per tenere in vita un'esperienza di governo che ha divorziato con la maggioranza del Paese, che ha fallito su tutto: non ha rilanciato l'economia; le riforme costituzionali sono ferme al capolinea; l'impegno alla pacificazione è rimasto lettera morta. Anzi, un colpo di Stato ha cacciato dal Parlamento l'unico leader politico che vi era rimasto, cioè Berlusconi (Renzi e Grillo non vi sono mai entrati)». E ancora: «Mentre sono pubblicabili le intercettazioni di qualsiasi cittadino italiano - sia premier, capitano d'industria, generale dei carabinieri poco importa -, lui, il sovrano, scomodando la solita Consulta come sempre pronta all'uopo, ha preteso che le registrazioni delle telefonate tra lui e Mancino fossero bruciate. Naturalmente il capo dello Stato lo ha fatto appellandosi a quella Costituzione che secondo Grillo e i suoi seguaci ha violato. Per cui se il comico che si è fatto politico chiederà l'impeachment del sovrano, c'è da valutare attentamente le motivazioni. E se sarà convincente - come io credo - sarò pronto a dire sì: meglio questa vecchia Repubblica mezza ammaccata, che una strana monarchia».
Luigi Di Maio, deputato 5 stelle e vicepresidente della Camera aggiunge poi: «Abbiamo presentato l’impeachment due settimane fa perché secondo noi Napolitano è andato oltre il suo ruolo e le sue funzioni da un bel pezzo». A proposito di impeachment, si è svolto poi lunedì mattina alle 11 il Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa che deve esaminare la richiesta di impeachment del Capo dello Stato presentata dal M5S. Oggi si svolge la discussione generale e gli iscritti a parlare sono 22 su 44 componenti. «Abbiamo depositato delle memorie esplicative ed integrative rispetto alla denuncia iniziale» annuncia su Facebook il senatore M5S Maurizio Buccarella, membro del Comitato. Stasera al termine della discussione generale si terrà in ufficio di presidenza per fissare la data della prossima seduta che potrebbe essere quella conclusiva. Il presidente Ignazio La Russa intende infatti illustrare la sua posizione e poi andare al voto: il presidente, anche se il regolamento non lo prevede, ha anche autorizzato che si svolgano le dichiarazioni di voto».
In serata poi il Presidente della Repubblica invia una lettera al Corriere della Sera in cui non nega di aver incontrato Mario Monti diverse volte nel suo studio durante l’estate del 2011, ma fornisce la sua versione dei fatti che precedettero la formazione del governo guidato dal Professore, definendo come «fumo, solo fumo» le confidenze personali fatte da Carlo De Benedetti e Romano Prodi ad Alan Friedman e «l’interpretazione che si pretende di darne in termini di complotto». Il capo dello Stato ricorda in particolare le difficoltà vissute dal Paese durante il 2011. E cita a riguardo il «logoramento della maggioranza di governo» culminato nella missiva inviata dal presidente della Bce Trichet e dal governatore di Bankitalia Draghi all’allora premier Silvio Berlusconi. Napolitano sottolinea quindi in particolare la data dell’8 novembre, giorno in cui Montecitorio respinse il rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato: quella stessa sera, scrive al quotidiano, Berlusconi salì al Colle e decise di rassegnare il mandato una volta approvata la Legge di Stabilità. Solo nelle consultazioni successive alle dimissioni del Cavaliere, sottolinea il capo dello Stato, il Quirinale riscontrò «una larga convergenza» sul conferimento dell’incarico a Mario Monti. Fatti «veri» scrive Napolitano, i «soli noti incontrovertibili». |