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Governo, pressing Pd per ripartire. FI: Draghi bis ma senza M5S

Letta: «Ma noi pronti al voto il 25 settembre». D'Incà (5 Stelle) presenta lista riforme a rischio stop. I sindaci al premier: vada avanti, serve stabilità. Meloni: si voti

Appuntamento mercoledì con lo showdown del governo di Mario Draghi, dopo le comunicazioni che farà alle Camere come chiesto dal presidente Mattarella. L’ipotesi quindi al momento è che il presidente Sergio Mattarella possa respingere di nuovo le sue dimissioni, sciogliere le Camere e comunicare la data delle elezioni. Ipotesi che terrebbe Draghi a Palazzo Chigi nel pieno dei suoi poteri fino al voto.

Ma sono ore febbrili di contatti. «Siamo dentro un casino incredibile. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in favore della continuità, dal momento che si sono stati raccolti molti risultati positivi lungo il cammino di questo governo, sia per l’Italia, sia per l’Europa. Sono sicuro ci siano le condizioni per continuare fino alla fine della legislatura, altri nove mesi per completare le riforme. Gli italiani non vogliono questa crisi, tantomeno andare a votare. Il M5s mercoledì sia piuttosto della partita per il rilancio, altrimenti, in caso di chiamata alle urne, noi saremo pronti a lottare, anche il 25 settembre
», così il leader del Partito Democratico Enrico Letta.

Il ministro 5S per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ricorda che in caso di «dimissioni del governo» al palo resterebbe anche la riforma del fisco, oltre a creare uno scenario «estremamente critico» con i decreti legge pendenti in Parlamento che potrebbero subire uno stop e con le «riforme abilitanti per raggiungere gli obiettivi del Pnrr entro dicembre 2022» che non giungerebbero al traguardo (come concorrenza, ancora da approvare in Parlamento, o giustizia, che aspetta invece i decreti attuativi).

«Noi sindaci chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le ragioni per proseguire l’azione di governo. Allo stesso modo le forze politiche agiscano nell’interesse del Paese, pensando al bene comune e ai problemi attuali. Serve stabilità» scrivono poi 11 sindaci al presidente del Consiglio dimissionario affinché ci ripensi. L’appello bipartisan è stato firmato anche dai primi cittadini di Roma e Milano, rispettivamente Roberto Gualtieri e Beppe Sala. Con loro Luigi Brugnaro (sindaco di Venezia), Marco Bucci (Genova), Antonio Decaro (sindaco di Bari e presidente Anci), Michele De Pascale (sindaco di Ravenna e presidente Upi), Giorgio Gori (Bergamo), Stefano Lo Russo (Torino), Dario Nardella (sindaco di Firenze e coordinatore città metropolitane), Maurizio Rasero (Asti) e Matteo Ricci (sindaco di Pesaro e presidente Ali)

Dal centrodestra, Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia, sottolinea: «Provocare una crisi di governo in un momento così delicato a livello nazionale e internazionale è veramente da irresponsabili. E la responsabilità è tutta del Movimento 5 Stelle. Ormai con loro non si può più governare. Se non ci sarà un altro governo Draghi senza M5s si tornerà a votare». «Gli Italiani chiedono certezze e lavoro, sicurezza e innovazione, coraggio e lavoro di squadra. La Lega sceglierà per il bene del Paese, capricci e minacce li lasciamo ai signori del No, cioè ai 5 Stelle, e ai loro amici del Pd» dice Matteo Salvini sui propri canali social, Facebook e Twitter. Giorgia Meloni, intervistata online dal Corriere, è nettissima: «No al quarto governo di fila calato dall'alto».
16-07-2022

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