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Gazzetta Ufficiale

Caos alla Camera, M5S occupa aule commissioni

Non si placano ancora le proteste a Montecitorio dopo i tafferugli seguiti alla decisione di Boldrini di applicare la “ghigliottina” all’esame del dl Imu-Bankitalia

 Per la prima volta nella storia della Camera,
 un voto (nel caso specifico sul dl Imu-Banki-
 talia, che se non fosse stato approvato entro
 la mezzanotte sarebbe scaduto) arriva dopo
 l’applicazione della cosiddetta «ghigliottina»
 da parte della presidente Laura Boldrini. Il 
 provvedimento passa poi con 236, i no 209.
 E il giorno dopo il caos continua.

Anche giovedì mattina è stato momento di scontro quindi a Montecitorio. I deputati a 5 Stelle hanno di fatto occupato l’Aula della commissione Giustizia. Intanto i commissari degli altri gruppi si sono piazzati a lungo nel corridoio antistante l’Aula. Il deputato M5S Ferraresi chiede le dimissioni della presidente Boldrini e del questore Dambruoso, protagonista di un “caso” nel parapiglia di mercoledì.  La protesta è quindi tracimata anche in commissione Affari costituzionali, convocata per la discussione sulla riforma della legge elettorale.

Sempre in mattinata, poi, la notizia che le porte di accesso agli uffici della presidente della Camera sono sbarrate da mercoledì sera. Le porte a vetri blindati risultano chiuse a chiave: devono essere aperte dall'interno dai commessi dell'anticamera. Non era mai successo. Fino a mercoledì sera, quando ci sono stati i tumulti in aula, le porte a vetri che danno all'anticamera della presidenza sono state sempre aperte. Si tratta, probabilmente, di una decisione assunta per evitare "occupazioni" della presidenza dopo quella avvenuta in commissione a Montecitorio. Una volta in Aula, poi, Boldrini tra gli applausi ha detto: «Ieri abbiamo assistito in quest'Aula a comportamenti e episodi gravissimi, del tutto estranei a ogni cultura istituzionale ed a ogni prassi democratica». Del M5S erano presenti solo in tre.

Il fronte di scontro però si allarga e Matteo Renzi attacca il MoVimento: «I grillini anzichè cercare di lavorare per il bene dell’Italia hanno scambiato il Parlamento per una sorta di grande ring, dove bisogna per forza fare ostruzionismo e bloccare la democrazia». Dopo quanto visto mercoledì in Parlamento «a maggiore ragione c’è bisogno che i parlamentari diano prova della capacità di decidere».

E ancora: saranno tredici le querele nei confronti del deputato M5S Massimo De Rosa, che nel parapiglia che ha animato mercoledì sera la commissione Giustizia si è rivolto alle parlamentari Democratiche dicendo loro: «Siete arrivate qui solo perché sapete fare bene i p...». Dichiarazione che le stesse non hanno affatto gradito: «Ha offeso la dignità delle donne del Pd e delle donne italiane» sottolinea la responsabile Giustizia dei Democratici Alessia Morani.

Quindi il decreto che prevede la cancellazione definitiva della seconda rata dell’Imu e le nuove norme su Bankitalia è diventato definitivamente legge mercoledì. Ma come detto, ha visto l’applicazione della cosiddetta «ghigliottina», un provvedimento voluto dall’allora presidente della Camera Luciano Violante, che consiste nel porre fine all’ostruzionismo nei confronti di un provvedimento, ponendolo direttamente in votazione. La decisione è stata assunta di fronte all’ostruzionismo di M5S, che si è opposta con forza al decreto che contiene norme sulla privatizzazione di Bankitalia che il MoVimento ritiene essere un regalo a banche ed assicurazioni. Il Ministero del Tesoro ha rilasciato una nota in cui ha spiegato: «Nessun regalo alle banche. Nel corso del dibattito parlamentare svoltosi negli ultimi giorni alla Camera dei Deputati per la conversione in legge del decreto Imu-Bankitalia la polemica politica ha spesso preso il sopravvento sulla realtà dei fatti così che alcuni interventi hanno prospettato effetti del provvedimento del tutto fantasiosi e infondati».

Nell’aula è scoppiata la gazzarra. I deputati del Movimento 5 Stelle con bavagli e fischietti, alcuni in piedi sui banchi, arrivano agli scranni dove in genere siede il governo e vengono quasi alle “mani” con i commessi che cercano di mantenere l’ordine. Altri esponenti del Movimento 5 stelle davanti ai banchi del governo hanno le mani alzate in segno di protesta. Non appena la presidente ha aperto la votazione, è scoppiata la bagarre. I deputati del M5S hanno denunciato l'aggressione da parte del deputato di Scelta Civica Dambruoso che avrebbe schiaffeggiato la deputata Lupo facendole saltare una lente a contatto. Gli stessi Cinque Stelle dicono anche che Dambruoso avrebbe dichiarato: «Nella mia vita ho picchiato tante donne, non sei la prima». E poi: i deputati di M5S hanno iniziato a urlare, ma Boldrini non ci ha fatto caso. A quel punto, i Cinque Stelle sono corsi nuovamente verso i banchi del governo. I commessi hanno provato a fermarli ma senza riuscirci. È arrivato anche Fabio Rampelli di Fdi, sventolando una bandiera tricolore che i commessi in non sono mai riusciti a togliergli dalle mani. I deputati di Fratelli d’Italia hanno perfino lanciato monetine di cioccolata contro i banchi del governo e sventolato il tricolore, prima di occupare anche loro i banchi del governo. Dal Pd è stato urlato «Fascisti, fascisti». Su Facebook il deputato del M5S Di Stefano ha scritto: «Il Presidente Laura Boldrini da oggi rappresenta quanto di più infimo le istituzioni italiane rappresentino. Una serva del potere». I deputati di Sel dopo il voto finale sul dl Imu-Bankitalia hanno cantato a squarciagola «Bella Ciao». I Cinque Stelle rispondono cantando l’Inno di Mameli.

Pare comunque che non sia finita qua: il MoVimento promette di continuare sulla linea dell’ostruzionismo: «Da domani è escluso che torneremo in Aula a discutere pacificamente. Immaginate quale sarà la qualità dei lavori dell’Aula quando discuteremo della legge elettorale», ha dichiarato il vicecapogruppo M5S Giuseppe Brescia. Quindi il M5S ha spostato la protesta nelle commissioni, occupandole. La prima è stata la commissione Giustizia, riunita per esaminare il decreto legge carceri. Quindi, la stessa scena si è ripetuta nella sala Mappamondo di Montecitorio, dove si sta riunendo la commissione Affari costituzionali sulla riforma elettorale.

30-01-2014

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