«Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato»
Giardiello dopo la strage in cui ha ucciso un giudice, un avvocato e un testimone: «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato». Non è entrato con un tesserino falso
«Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato». Sarebbero state queste le prime parole di Giardiello che poi, dopo un malore, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere giovedì pomeriggio, a qualche ora dalla strage nel Palazzo di Giustizia di Milano. Secondo alcune indiscrezioni, se non fosse stato fermato, si sarebbe diretto a Carvico (Bergamo), secondo gli investigatori, per uccidere Massimo D'Anzuoni, suo socio di minoranza.
Le indagini della Procura di Brescia dovranno ora accertare anche le responsabilità sul fronte sicurezza del Palazzo. «Di fronte a un gesto isolato le difese difficilmente possono essere assolute», ha spiegato il procuratore capo di Milano Bruti Liberati. Intanto la strage ha «un valore simbolico», anche perchè «troppe tensioni e troppa rabbia si raccolgono sulla giustizia e occorre richiamare tutti al diffuso rispetto verso la giustizia». A sottolinearlo è il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, alla commemorazione delle vittime a Palazzo di Giustizia. «Siamo qui per chiedere rispetto» ha detto prendendo la parola al termine del minuto di silenzio osservato per commemorare il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Claris Appiani e Giorgio Erba, uccisi da Claudio Giardiello. «Fatti tragici - ha spiegato Sabello - che hanno un valore direttamente simbolico», perché rappresentano «la solitudine in cui tante volte è stata lasciata la giustizia». Per Sabelli, insomma, la sparatoria di ieri è il frutto di «troppe tensioni che si raccolgono sulla giustizia», ma anche della «troppa rabbia che si genera su chi esercita la giurisdizione». Per questo ha voluto «richiamare tutti a un doveroso rispetto, precondizione per tenere a freno quella rabbia». Alla fine un appello ad avvocati e magistrati: «Da questa tragedia deve nascere un senso di recupero: è il momento di ripartire da zero».
La strage - Tutto inizia intorno alle 11, all’interno del Tribunale di Milano: al terzo piano, lato via Manara, del Palazzo di giustizia, vengono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco. Dopo gli spari, una folla di persone ha cercato la via di fuga riversandosi negli scaloni. Il bilancio è di tre morti e due feriti.
A sparare è stato quindi Claudio Giardiello, 57 anni, immobiliarista, originario di Benevento, e residente e Brugherio, nell’hinterland milanese, a processo per bancarotta fraudolenta. Tredici i colpi sparati dall’uomo, durante il suo processo, uccidendo così un coimputato e ferendone gravemente un altro che riteneva responsabili della sua rovina. Nella sparatoria ha ammazzato anche un avvocato che lo aveva difeso alcuni anni prima e che era testimone al processo. Poi è sceso al secondo piano. Mentre scendeva le scale ha incontrato un commercialista, Stefano Verna, che si era occupato della sua vicenda processuale, e l’ha colpito a una gamba. Quindi è tornato indietro ed è andato a cercare il giudice Fernando Ciampi, che aveva dichiarato fallita una sua azienda. Il magistrato, giudice della seconda sezione fallimentare del Tribunale di Milano, è stato colpito alla scapola e all’inguine mentre era nel suo studio. Da quanto si è saputo, il giudice ha cercato di proteggere anche una sua collaboratrice prima di essere ucciso.
L’avvocato ucciso è Lorenzo Alberto Claris Appiani, 37 anni, originario dell’isola d’Elba. Era stato il legale di Giardiello e oggi era in aula come testimone nella causa per bancarotta contro lo stesso Giardiello, il quale lo ha ammazzato sparandogli al torace. Appiani viene da una famiglia di legge: sua madre, oggi in pensione, è un avvocato e la sorella è un magistrato. Lui stesso era molto stimato per la sua capacità di analisi del diritto.
La terza vittima è Giorgio Erba, che sarebbe un coimputato di Giardiello. Ferito anche Davide Limongelli, socio di Giardiello (oltre che nipote) nella società Magenta Immobiliare di Milano, presente in aula a sua volta come coimputato. I tre erano soci in due immobiliari che avevano costruito degli immobili residenziali a Villasanta, vicino all’autodromo di Monza. I due lo avevano poi denunciato e l’azienda era stata poi dichiarata fallita dal giudice Ciampi. L’uomo che ha sparato oggi riteneva quindi tutti e tre in qualche modo responsabili della sua rovina. Per ore si è parlato anche di una quarta vittima, una persona trovata morta sulle scale del tribunale, probabilmente a causa di un malore, ma la notizia si è rivelata infondata.
Giardiello dopo la strage ha sparato un altro colpo poi si è uscito dal tribunale è salito in moto ed è scappato. Ma poco dopo stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Monza. «Catturato a Vimercate il presunto assassino di Milano. Ora si trova in caserma dei Carabinieri», ha scritto su Twitter il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che oggi era a Milano per partecipare ad una riunione del Comitato per la Sicurezza (poi saltata). |