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Agire

A Milano scendono in piazza anche i No Expo

Venerdì la furia black bloc, infiltrati nel corteo No Expo: il cuore di Milano messo a ferro e fuoco, con molotov e auto incendiate. Angelino Alfano resta nel mirino

Nel day after delle devastazioni, Milano conta i danni causati dallo scempio di antagonisti e black bloc. Partiti da largo d’Ancona e giù per via Carducci, via Boccaccio, piazza Virgilio, quest’ultima distrutta dalla furia degli incappucciati, il capoluogo lombardo si è risvegliato consapevole di dover “rimediare” a quanto successo e ripulire tutto.

Intanto i pm sono al lavoro: in campo l’ipotesi di reato di «devastazione». Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, a guida del pool antiterrorismo. L’ipotesi per cui si procede è prevista dall’articolo 419 del codice penale, prevede una pena massima di 15 anni di carcere.

Il caos - Mentre Milano si apriva al mondo e alzava così il sipario su Expo 2015, sono continuate le proteste e le polemiche di chi è contro l’evento, identificandolo come il simbolo di tutto quello che la politica fa per se stessa a spesa dei cittadini e delle fasce più deboli della popolazione (giovani e precari su tutti). Da qui le proteste e una serie di eventi iniziati, già mercoledì e che dureranno fino al 3 maggio, che hanno portato alla devastazione del centro di Milano il pomeriggio del primo maggio.

I timori della vigilia si sono rivelati drammaticamente reali dunque. In piazza sono scesi incappucciati e vestiti di nero per mettere a ferro e fuoco il centro di Milano. Si sono viste maschere antigas, qualcun altro con quella di Anonymous. A fuoco auto e cassonetti, col lancio di molotov, sassaiole contro le forze dell’ordine, vetrine distrutte e banche prese d'assalto. Fulcro degli scontri a Magenta, dove  un centinaio di black bloc ha lanciato pietre e bottiglie contro gli agenti disposti in un cordone che hanno quindi lanciato almeno 400 lacrimogeni. I violenti hanno preso di mira quelli che loro chiamano “simboli”: una sede della Bnl in piazza Virgilio, ma anche negozi e auto di lusso (Bmw, Mercedes e Audi). Distrutti anche i semafori. Petardi e bombe carta sono esplose tra via Boccaccio e piazza Virgilio.

Tre giovani, due italiani e un francese, sono stati sorpresi dagli agenti della polizia locale di Milano mentre caricavano a bardo di un’auto degli zainetti con all’interno tute nere, passamontagna e caschi, nei pressi di Corso Magenta, dopo gli scontri di questo pomeriggio. I giovani sono stati portati negli uffici della polizia locale per l’identificazione ed è stata informata la Polizia. Sono poi almeno 5 gli arresti in flagranza eseguiti dalle forze dell’ordine. Alcune delle persone arrestate sono indagate anche per lesioni, getto pericoloso di cose e oltraggio. Si tratta di due donne di 33 e 42 anni e tre uomini di 32, 33 e 27 anni. Sono invece undici gli uomini delle forze dell’ordine rimasti feriti nel corso dei tafferugli. Sette carabinieri riportano ferite mentre 4 agenti rimangono contusi. Al momento non si registrano feriti tra i manifestanti.

Nel mirino delle polemiche finisce quindi il ministro degli Interni Angelino Alfano per la gestione dell’ordine pubblico. E se dall’opposizione attaccano, accusando platealmente il responsabile del Viminale di “incompetenza”, il premier si limita a dire «non commento». Intanto lo stesso Alfano si difende: «Un grande grazie alle forze dell'ordine e a tutto il sistema della sicurezza milanese: dal prefetto al questore e a tutti quelli che hanno cooperato. Hanno evitato il peggio con intelligenza e fermezza. Abbiamo fermato molti delinquenti preventivamente e altri ancora oggi pomeriggio: adesso massima durezza contro questi farabutti col cappuccio. Nessuno si sogni di liberarli subito».

Sul sito della comunità No Expo, prima del corteo, si leggeva: «Al settimo anno di crisi, l’orgoglio precario si è tramutato in rabbia e indignazione per la disoccupazione dilagante e l’immiserimento crescente che le politiche di austerità, dettate da BCE, Fmi e tutta l’eurocrazia, hanno imposto alla maggioranza della popolazione, particolarmente in Italia, Grecia e nel resto dell’Europa Latina. Massacro sociale, saccheggio di ricchezza e beni comuni, fine della città pubblica, sono i tratti comuni delle soluzioni imposte per rispondere alla crisi. Anche l’Italia subisce sulla pelle viva della popolazione la precarizzazione delle vite, la repressione e la chiusura degli spazi di attivismo e critica politica, la devastazione e lo sfruttamento dei territori e di tutte le forme senzienti che li rendono vivi. In linea con i suoi omologhi europei e con i suoi predecessori, Renzi ha definitivamente dichiarato guerra agli abitanti delle città e dei territori. Il sigillo di questo attacco è la sospensione del Primo Maggio, a beneficio dell’uno maggio inaugurale di Expo 2015, l’Esposizione Universale figlia di questi processi e poteri, che proprio il 1° maggio si autocelebreranno a Milano alla faccia di tutte e tutti quelli che vengono quotidianamente sfruttati con condizioni di lavoro e di vita degradanti e umiliati con il free job. Le scelte e le azioni della governance di Expo e della crisi sono aggressioni violente verso i giovani, i migranti, i lavoratori e i poveri. A questo si aggiunge una narrazione tossica, che ricicla sponsor imbarazzanti (CocaCola, Nestlè, McDonald’s), e legittima con la loro presenza governi dittatoriali e stati come Israele e le sue politiche contro il popolo palestinese. Così come nocivo e specista è il modello di sostenibilità e alimentazione che Expo propone, distruttivo per l’eco-sistema e basato sul dominio umano sulle altre specie viventi. Respingiamo questo clima, rimandiamo questi attacchi al mittente. Costruiamo una convergenza di blocchi sociali uniti dalla volontà di smettere di subire e tornare a contrattaccare. Per questi motivi, in contemporanea con l’apertura dei cancelli di Expo2015, la rete metrolombarda Attitudine NoExpo e l’opposizione sociale italiana lanciano questo appello. Dal 2001 il Primo Maggio a Milano è MayDay Parade, parade delle precarie e dei precari insorgenti e queer. Ma il 1° maggio 2015 sarà anche di più: un corteo internazionale gioiosamente e lucidamente incazzato, ribelle, popolare che attraversi il centro di Milano, capitale della crisi e della precarietà, vetrina per Expo, ribadendo che ExpoFaMale e che noi lo sciopereremo, che gratis non si lavora, che le ricette di Renzi e della Trojka non ci piacciono, solidali coi lavoratori della Scala sotto ricatto per la Turandot e con le migliaia di persone che il 1° maggio 2015 saranno costrette a lavorare, in barba a ogni norma e sentenza».

Alla vigilia dell'inaugurazione dell'evento, dopo fermi, perquisizioni e sequestri al Giambellino, altre polemiche e scontri. Mercoledì, in mattinata, infatti, studenti e antagonisti sono scesi in piazza per dire no all’Esposizione Universale: in due si arrampicano sul tetto dell’Expo Gate e srotolano uno striscione con la frase "Grande evento uguale grande bufala. No Expo: un altro mondo è possibile". La manifestazione dei No Expo è partita da piazza Cairoli, attraversando quindi tutto il centro di Milano. L’azione dei due manifestanti all’Expo Gate, il punto accoglienza turisti e visitatori montato di fronte al Castello Sforzesco, è avvenuta pochi minuti prima della partenza del corteo e proprio mentre c’era una lunga coda per acquistare il biglietto.

02-05-2015

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