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Lunga giornata di consultazioni al Quirinale

Alfano: serve tempo, esito non certo. Sel: non ci stiamo. Berlusconi: opposizione ma rispetteremo patto su riforme. Zanda: puntiamo al 2018. No al Colle da Lega e M5S

 Dopo un’ora di colloquio e la nota in cui so-
 stanzialmente chiudeva all’ipotesi di un pas-
 saggio parlamentare per la crisi di governo
 (causa indisponibilità di Letta), al Quirinale
 sono subito iniziate le consultazioni. Al Colle
 quindi tutti i partiti ad eccezione del MoVi-
 mento 5 Stelle. Anche la Lega diserta. Per
 Forza Italia c’è Berlusconi.

Sabato i primi a entrare da Napolitano per le consultazioni sono stati i rappresentanti delle autonomie linguistiche con Südtiroler volkspartei e Minoranza linguistica Val D'Aosta, quindi è stata la volta di Centro Democratico (Tabacci) e  Alleanza per l'Italia (Bruno): da tutti loro via libera a Renzi. Poi è toccato al segretario del Psi Riccardo Nencini, il quale chiede al nuovo governo una dettagliata «agenda di priorità», dall’atto unico sul lavoro, alla riforma fiscale e a quelle costituzionali, nonché il sostegno di «una coalizione coesa» e «riforme costituzionali vere». Annuncia invece che sarà all'opposizione dell’eventuale governo Renzi (come aveva fatto con l'esecutivo Letta) Fratelli d’Italia, al Colle con Meloni, Crosetto e La Russa, che hanno consegnato la tessera elettorale al capo dello Stato in segno di dissenso per il cambio di governo senza ricorrere alle urne.
Interlocutoria invece la posizione di Grandi autonomie e libertà del senato (Gal). Mario Ferrara, presidente del gruppo, ha spiegato che le componenti che sono rappresentate nel suo gruppo valuteranno in modo «differente» la nascita del nuovo esecutivo.

A Renzi arriva un sì molto condizionato dal Nuovo Centrodestra di Alfano. «Ncd è pronto ad affrontare una nuova fase - dice il vicepremier uscente -. Ma avendo incontrato il Capo dello Stato prima del suo incontro col Pd, è chiaro che noi ci aspettiamo una assunzione di responsabilità con una indicazione chiara da parte del Pd». La «premessa di tutto», continua il leader Ncd, è che «vi è un segnale di ripresa dell’economia italiana ma non possiamo considerare il Paese fuori dalla crisi, e uscire dalla crisi deve essere l’obiettivo di qualsiasi governo segua quello di Enrico Letta. Ed è questo uno degli obiettivi del Ncd, la stabilità del governo senza la quale il paese già a novembre sarebbe stato in grave difficoltà». Subito dopo Alfano lancia un messaggio a Renzi: «Elemento fondamentale sarà la composizione della coalizione che se si sposterà ancora a sinistra noi diremo di no. Altro punto, quello dei programmi: noi abbiamo idee molto concrete e chiare, i nostri programmi sono di centro destra, noi siamo gli avvocati del ceto medio italiano che più di tutti ha patito la crisi». Per un nuovo governo, quindi, «serve tempo, siamo pronti ad un grande sforzo riformatore ma per fare questo non bastano 48 ore, queste sono le premesse con grande chiarezza abbiamo detto al Capo dello Stato che siamo animati da buona volontà ma non siamo certi sul lieto fine».

I Popolari per l'Italia e l'Udc si riservano invece di «esprimere un giudizio» sul nuovo governo. A dirlo è Lorenzo Dellai al termine delle consultazioni al Quirinale. Un giudizio legato a «natura del governo, perimetro della maggioranza e programma. Attendiamo di apprendere dal presidente incaricato il profilo politico e programmatico» del nuovo governo.
Sempre in campo centrista, poi, Stefania Giannini a nome di Scelta Civica, al termine delle consultazioni al Quirinale, chiede «un piano shock» su lavoro, crescita e misure economiche. Un piano che sia discusso e condiviso dalla maggioranza. «Per noi una condizione precisa è un patto di coalizione con cui si condividano temi, misure e tempi».

Contro il governo Renzi è chiaramente Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e Libertà: «Il sostegno ad un governo Renzi? É pura fantapolitica, mai esistita l’ipotesi. Il nostro giudizio è negativo. L’Iniziativa di Renzi ha portato uno spostamento a destra del Paese, con la resurrezione di Silvio Berlusconi nella vita politica». E, come sostenuto nel documento conclusivo approvato all’unanimità dall’assemblea nazionale di Sel, viene ribadito: «Il governo Letta ha operato in continuità con il governo Monti. L’Italia è stata spinta, negli anni cruciali della prolungata crisi provocata dall’anarchia del capitale finanziario, lungo la china di una devastante recessione economica. Gli effetti sulla società e sull’economia sono senza precedenti». Sel quindi sarà decisamente all’opposizione di un governo che si regge sulla «alleanza tra il Pd e forze di centro e di destra, nella convinzione che stia forse cambiando lo stile, ma non la sostanza».

Dopo Sel, al colloquio con il Presidente è arrivata la delegazione di Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, accompagnato dai capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, sale al Colle per la prima volta dalla decadenza da senatore. E al termine del faccia a faccia con il presidente della Repubblica, il Cavaliere ha rilasciato una breve dichiarazione senza rispondere alle domande di giornalisti: «Abbiamo con il Presidente della Repubblica manifestato preoccupazione e stupore per questa crisi opaca che si è aperta fuori dal Parlamento e nell’ambito di un solo partito - dice Berlusconi - e per la volontà di dare vita ad un nuovo governo senza che si sia sentita una parola su come sarà il programma di questo governo». Il leader di Forza Italia poi aggiunge «noi siamo all’opposizione di questo governo», ma «manteniamo accordi intervenuti sulla legge elettorale e per le riforme». Sull’Europa, conclude il Cavaliere, «inviteremo il governo ad una posizione ferma affinché in Ue si possa arrivare presto ad un cambiamento della politica dell’austerità per la strada della ripresa e dello sviluppo».

Il Pd è arrivato al Quirinale senza il premier in pectore, rimasto a Firenze a limare la squadra di governo. Della delegazione i capogruppo Zanda e Speranza: «Abbiamo riferito la posizione del Pd in questa delicata crisi e riferito l'esito della direzione che come sapete si è aperta con un ringraziamento sentito a Letta per il suo lavoro positivo. Ora c'è un impegno forte per un governo che completi la legislatura e verso il 2018. Abbiamo indicato come premier il segretario del nostro partito, Matteo Renzi, al capo dello Stato», ha detto il leader dei democratici al Senato al termine delle consultazioni.

E al termine di una luna giornata, il presidente Napolitano è uscito per una breve dichiarazione: «Ho ritenuto di dare massima rapidità proprio perché ci sia spazio e serenità successiva per chi avrà l'incarico di formare il governo, che avrà bisogno di tutto il tempo necessario per le consultazioni e le intese». Nessuna risposta a chi gli chiede quando darà l’incarico a segretario del Pd.

Le consultazioni al Quirinale sono iniziate quindi venerdì alle ore 17.00. I primi ad essere ricevuti dal capo dello Stato sono stati il presidente del Senato, Pietro Grasso, poi la presidente della Camera, Laura Boldrini (alle 17.45). Entrambi sono andati via senza rilasciare dichiarazioni. Al Quirinale, poi, alle 18,30 sono stati ricevuti i presidenti del gruppo misto di Senato e Camera, rispettivamente Loredana Depetris e Pino Pisicchio. Dopo di loro la prima giornata di consultazioni si è chiusa per riprendere sabato mattina con tutti gli altri gruppi, tra cui Pd e Fi.
Il M5S non è andato da Napolitano. Lo ha deciso l'assemblea dei deputati del MoVimento: i voti contrari alle consultazioni sono stati 62, 17 i favorevoli e 6 gli astenuti. Federico D'Incà e Maurizio Santangelo, capigruppo M5S di Camera e Senato, hanno quindi scritto una nota in cui criticano il Colle per la decisione di ricevere Silvio Berlusconi e spiegano il loro no: «Non andremo alle consultazioni-farsa di Napolitano. Non essendoci il tempo materiale per una consultazione in Rete, l'assemblea del gruppo parlamentare M5S lo ha deciso in modo aperto e democratico. Napolitano non ha nemmeno rimandato Letta alle Camere per dare al Parlamento l'opportunità di un giudizio complessivo sul suo governo dei larghi inciuci. Noi abbiamo un grande rispetto per le istituzioni e lo abbiamo dimostrato in questi undici mesi di lavoro. Il nostro riferimento sono i cittadini, non un presidente che non rappresenta gli italiani. Si tratta dell'ultimo atto di Napolitano, il suo canto del cigno. E il presidente della Repubblica chiude in bellezza accogliendo per le consultazioni Berlusconi, un pregiudicato che resuscita ancora una volta grazie ai giochetti di potere consumati nel sottoscala del Partito democratico. Abbiamo bisogno di un nuovo presidente della Repubblica e di andare a elezioni subito».
La Lega, invece, fino alla serata di venerdì è rimasta nell'incertezza. Poi l'annuncio: «Che ci andiamo a fare? - spiega il segretario Matteo Salvini -. È un vero e proprio attentato alla democrazia, il terzo presidente del Consiglio non eletto da nessuno è veramente troppo, nemmeno a Cuba o in Corea del Nord riescono ad arrivare a tanto». «L’annuncio della mancata partecipazione della Lega Nord è stato appreso dal presidente della Repubblica con stupore e con rincrescimento» scrive poi in una nota il Quirinale.

15-02-2014

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