Staffetta, muro contro muro. Letta tira dritto
Giornata decisiva prima della riunione dem di giovedì. In mattinata faccia a faccia sindaco-premier. Napolitano: «La scelta spetta al Pd» ma chiude all’ipotesi urne
Arriva la resa dei conti tra Enrico Letta e Mat- teo Renzi. Un chiarimento che coinvolge però anche il destino del Paese e del governo. In mattinata l’atteso faccia a faccia a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio e il segre- tario del Pd, alla vigilia della riunione dem di giovedì. Napolitano martedì sulla staffetta: «La scelta è del Pd» ma chiude all'idea urne.
Tra il presidente del Consiglio e il sindaco, quindi, un'ora di faccia a faccia a Palazzo Chigi che però si conclude con un nulla di fatto. Dopo l'incontro ognuno è però rimasto sulle sue posizioni, almeno qusto è quello che si apprende da fonti del governo. Dopo l'incontro con Letta, il segretario dei democratici si è recato nella sede del partito al Nazareno. Ai cronisti in attesa, il segretario del Pd non ha rilasciato dichiarazioni. Renzi ha rimandato quindi tutto alla Direzione nazionale del Pd, convocata per giovedì pomeriggio, nel corso della quale, ha promesso, parlerà «a viso aperto».
E' poi il premier Letta quello che parla in conferenza stampa: «Le dimissioni non si danno per dicerie e giochi di palazzo. Chi vuole venire al mio posto deve dire cosa vuole fare. Si gioca a carte scoperte». Così il primo ministro alla presentazione di "Impegno Italia" e rispondendo indirettamente al segretario. Di più: «Ho sentito parlare già di liste di ministri - ha commentato Letta -, ma io sono al governo e sono abituato a partire dalle cose da fare». Quindi Letta scandisce a proposito di termini di scadenza: «Credo che la data del termine di "Impegno Italia" sia legata al completamento delle riforme. Quando saremo in grado di fare una legge elettorale, quando saranno riformati il Senato e il titolo V della Costituzione, allora sarà terminato il lavoro». E sui rapporti ad oggi con Renzi aggiunge: «Le mie prospettive personali non contano nulla, sono qui per un profondo attaccamento alle istituzioni E' per quello che è nato questo governo, un governo di servizio. Io mi considero un uomo delle istituzioni e da tale mi comporterò». Letta ha detto di avere immaginato per tutti questi mesi di governo una sorta ti titolo: «Ogni giorno è come se fosse l'ultimo», ricordando che «hanno cercato di cacciarmi fin dal primo giorno». E facendo riferimento alle parole con cui nei giorni scorsi il sindaco aveva lanciato l'hashtag #enricostaisereno, ha spiegato che se fosse per lui ora l'hashtag sarebbe #iosonoserenoanzizen» perché, dice, «dopo questa esperienza potrei perfino insegnare pratiche zen in qualunque monastero».
Quello tra Letta è Renzi è stato solo il primo di una serie di colloqui che il capo dell’esecutivo dovrebbe avere in giornata con i leader di tutte le forze della maggioranza (Pd, Ncd, Sc, Pi, Udc, Cd, Psi). I summit, come detto, arrivano il giorno prima della decisiva direzione Pd, anticipata rispetto alla convocazione del 20 febbraio, che è una spada di Damocle sulla vita del governo stesso. Di sicuro restano fortissime le pressioni sul sindaco sul premier affinchè cede il posto al sindaco di Firenze. Secondo molti, infatti, con Renzi a capo del governo la legislatura potrebbe durare fino alla naturale scadenza, il 2018, senza andare a nuove elezioni. |