Letta si è dimesso. Napolitano: niente Aula
Dopo la “sfiducia” da parte di Renzi e della Direzione nazionale del Partito democratico, il premier saluta i ministri in Cdm e poi sale al Quirinale dal Presidente
«Un grazie collettivo, ma non per questo me- no sincero, per i tanti messaggi tw ricevuti in queste ore!». Così finiva (su Twitter) la serata di giovedì di Enrico Letta. Poche parole che ar- rivano dopo la “sfiducia” da parte di Matteo Renzi e della Direzione nazionale del Partito democratico. E venerdì il premier saluta i mi- nistri in Cdm e sale al Quirinale a dimettersi.
Letta è quindi andato ad incontrare il Presidente con le dimissioni in mano. A dirlo lui stesso (sempre via Twitter): «Al Quirinale a rassegnare le dimissioni dal capo dello Stato. Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato. “Ogni giorno come se fosse l’ultimo». Il premier si è di fatti recato al Colle con tre ore di anticipo rispetto all’orario inizialmente previsto. «A seguito delle decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio dei ministri». E’ questa la nota di palazzo Chigi che confermava la fine del governo Letta, emessa subito dopo il voto della Direzione Pd che ha approvato a grande maggioranza la richiesta di svolta del segretario Renzi.
Il colloquio al Colle è durato un'ora circa. Letta si è reso indisponibile per un mandato parlamentare esplorativo e un dibattito in Aula, ponendo fine all'ipotesi di una sfiducia diretta delle Camere. E Napolitano dirama subito un comunicato in cui si legge: «Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri onorevole Enrico Letta - accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi - che gli ha rassegnato le dimissioni, irrevocabili dell'esecutivo da lui presieduto. Esse conseguono necessariamente al deliberato assunto ieri - in forma pubblica e con l'espresso consenso dei Presidenti dei rispettivi gruppi parlamentari - dalla Direzione del Partito Democratico a favore di un mutamento della compagine governativa. Essendogli così venuto meno il determinante sostegno della principale componente della maggioranza di governo, il Presidente del Consiglio ritiene che a questo punto un formale passaggio parlamentare non potrebbe offrire elementi tali da indurlo a soprassedere dalle dimissioni, anche perché egli non sarebbe comunque disponibile a presiedere governi sostenuti da ipotetiche maggioranze diverse. Il Presidente della Repubblica non può che prendere atto della posizione espressa dal Presidente del Consiglio: il Parlamento potrà comunque esprimersi sulle origini e le motivazioni della crisi allorché sarà chiamato a dare la fiducia al nuovo Governo. La stessa procedura si è del resto seguita allorché le dimissioni dei rispettivi governi furono presentate al Capo dello Stato, senza alcuna previa comunicazione alle Camere, dal Presidente Berlusconi e dal Presidente Monti durante la scorsa legislatura. Da parte sua il Presidente della Repubblica svolgerà nel più breve tempo possibile le consultazioni dei Gruppi parlamentari al fine di avviare la complessa fase successiva che dovrà condurre a una efficace soluzione della crisi, quanto mai opportuna nella delicata fase economica che il paese attraversa e per affrontare al più presto l'esame della nuova legge elettorale e delle riforme istituzionali ritenute più urgenti. Le consultazioni inizieranno oggi pomeriggio e si concluderanno nella giornata di domani». |